Nelle 127 pagine del Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035 edito dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nelle prospettive della gestione della “sostenibilità ambientale, sociale ed economica, della digitalizzazione e dell’innovazione tecnologica, anche in un’ottica di continuità e sviluppo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)", sono state presentate direttive e procedure per assicurare i traguardi dell’aviazione civile commerciale/cargo, ritenuto un comparto strategico per l’economia.
Nel panorama di piste di volo “secolari”, insediate oltre 100 anni addietro, con sedimi aeroportuali limitati, circondati da quartieri e comunità di residenze che avrebbero dovuto essere edificate secondo i vincoli della Legge 58/63, in seguito con il Regolamento RCEA Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti – ENAC.
Con delibere autorizzative vincolate dalle zonizzazione del Piano di Rischio, delle curve di isorischio e del Piano Limitazione ostacoli. Una realtà territoriale che, nel quadro delle esigenze dei masterplan al 2035 hanno imposto una sorta di varianti interpretative delle stesse normative/procedure ICAO-EASA.
Gli obbiettivi di ampliamento delle “aerodrome” zone, con allungamento
delle piste, progettualità di terminal rinnovati, di zone cargo, di extra parcheggi aeromobili e di taxiway aggiuntive, di decolli da posizioni intermedie, di decolli da entrambe le testate pista, ma soprattutto l'incremento delle
capacità pista e del numero di movimenti/orari in pista sono inevitabili.
In tal senso i traguardi operativi sintetizzati e proposti nelle seguenti note,
stralciate dal Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035, sono scontati.
"Affinamento delle previsioni per aspetti ambientali e
operativi
All’esito delle caratterizzazioni del dato previsionale con
gli scenari what-if presentati nel paragrafo precedente come detto confermato
al 2024 a livello aggregato: vincoli/problematiche di crescita sugli scali elencati
sono tuttora presenti), sono da applicare ulteriori correttivi al fine di
considerare le effettive capacità di crescita del traffico di un dato scalo
alla luce dell’ambito territoriale ed ambientale che lo circonda; ne sono un
esempio gli scali che – nonostante le potenzialità teoriche di crescita –
devono considerare i vincoli portati da:
● decreti e/o ordinanze che ne limitano l’operatività in
assoluto (cap massimo di numero di movimenti) o in determinate fasce orarie;
● aree di pregio ambientale;
● particolari assetti operativi e gestionali dello scalo,
come nel caso di compresenza di infrastrutture aeroportuali e portuali;
● vincoli aeronautici a tutela della popolazione insediata
(valutazione rischio contro terzi).
Più precisamente, gli scali coinvolti vengono evidenziati
attraverso la presenza di uno o più asterischi nella Tabella 8, con un rimando
successivo alle spiegazioni in nota; per tali aeroporti, la domanda potenziale
in eccesso verrà potenzialmente ridistribuita presso altri scali in grado di
assorbire il gap individuato (si rimanda al paragrafo 5.3.4 relativo alle
soluzioni proposte a valle delle analisi effettuate).
Domanda di traffico potenziale: limiti e opportunità (paragrafo 5.3.4 )
Come specificato nel capitolo 2 dedicato alle previsioni di
traffico, il primo passaggio nella determinazione della domanda di traffico è
stato la definizione di uno scenario base riferito alla quantificazione della domanda
potenziale di mercato secondo un modello econometrico in grado di tener conto
delle prospettive economiche dei territori e degli aeroporti stessi. Al fine di
determinare gli orientamenti strategici del nuovo Piano, risulta essenziale
confrontare tale domanda potenziale con diverse valutazioni che tengono conto dei
vincoli definiti dalla presenza di limiti normativi e giuridici che vincolano
l’operatività dello scalo, di obiettivi di sostenibilità e di limiti legati
alla capacità infrastrutturale dei singoli scali.
Sulla base delle analisi tecniche relative ai bisogni del
territorio (rif. capitolo 3) e alla capacità aeroportuale (rif capitolo 4),
considerando:
● gli obiettivi cardine del Piano di migliorare la qualità
della crescita e della capacità offerta, rendendola sostenibile e quanto più
resiliente;
● la razionalizzazione della rete degli aeroporti
ottimizzando l’utilizzo e la distribuzione della capacità per
● assecondare le potenzialità del mercato.
Vengono qui esplicitati i range dei volumi di traffico
passeggeri al 2035 che potrebbero essere gestiti dapprima dai singoli scali
aeroportuali e poi dai sistemi aeroportuali integrati proposti, alla luce dei
vincoli identificati.
Questi ultimi costituiscono una criticità non trascurabile
nel soddisfare la domanda potenziale di mercato e vengono classificati secondo
le seguenti tipologie:
● scali aeroportuali caratterizzati da vincoli determinati
da decreti e/o ordinanze che ne limitano l’operatività in assoluto o in
determinate fasce orarie, nonché scali aeroportuali per cui è necessario
considerare vincoli di carattere ambientale, aeronautici a tutela della
popolazione insediata e particolari assetti operativi e/o gestionali dello
scalo. È opportuno riaffermare, come già evidenziato nei paragrafi precedenti,
che per questi scali la domanda potenziale di traffico è stata limitata in
considerazione del vincolo imposto e che, quindi, una quota parte di traffico
aereo è stato ridistribuito seguendo logiche di natura territoriale e una quota
parte è da considerarsi persa.
Ricadono in questa tipologia gli scali contraddistinti da
(*) nelle tabelle 8 e 15 (vedi PNA);
● scali aeroportuali per cui il soddisfacimento della
domanda potenziale è necessariamente accompagnato da una significativa
variazione infrastrutturale per determinare positive variazioni sulla capacità
e sull’operatività che inevitabilmente comporterebbero impatti sull’ambiente e
sulla società; per tali interventi sarà necessaria una precisa valutazione di
compatibilità ambientale, che li valuterà criticamente a seconda di misurabili
criticità ambientali e benefici sociali ed economici che potrebbero recare al
territorio e al Paese. Gli aeroporti che risultano impattati da tale vincolo sono
gli scali di Roma Fiumicino e Catania, con l’aggiunta dello scalo di Firenze. I
primi due aeroporti risultano essere in sofferenza capacitiva, sia lato
landside che airside, mentre lo scalo fiorentino presenta limiti operativi,
dovuti all’orografia del territorio e alla presenza di vento a traverso;
ricadono in questa tipologia gli scali contraddistinti da (**) nelle tabelle 8
e 15.
Tali vincoli non devono essere considerati unicamente come
un ostacolo al raggiungimento di determinati livelli di traffico ma come
un’opportunità che trasporti la dimensione della capacità dalla sola visione quantitativa a
quella qualitativa. Si evidenzia, quindi, come la crescita della qualità della
capacità rappresenti il mezzo, previo il superamento degli iter autorizzativi
di legge, per soddisfare, almeno per la grande maggioranza, la domanda
potenziale che il Paese e i territori possono offrire.
Nella Tabella 15 sono indicati gli aeroporti ove la presenza
di limiti pare ostacolo sostanziale qualora tutta la domanda potenziale si
manifestasse. Oltre ad essi, altre situazioni potrebbero presentare criticità
ma al momento sono meno chiaramente delineabili a confronto con la domanda
potenziale. Ad esempio si citano il caso dell’aeroporto di Genova la cui
vocazione crocieristica deve essere coordinata e relazionata alle dinamiche di
sviluppo delle attività portuali, e quello degli aeroporti (es Cagliari, Pisa,
Trapani) dove l’uso dello spazio aereo o dell’aeroporto medesimo è limitato
dalle attività militari e dove sebbene al momento i numeri di movimenti possano
apparire idonei rispetto alla domanda commerciale è del tutto evidente come
l’evolversi delle esigenze di natura militare possa generare un vincolo allo
sviluppo.
Pertanto, per ogni vincolo vengono identificate delle
opportunità di miglioramento della qualità della capacità, come la
conciliazione con l’ambiente e il territorio, l’efficientamento delle
operazioni e uno sviluppo infrastrutturale strategico che rispecchino le linee
guida di sostenibilità, intermodalità e digitalizzazione evidenziate nelle
matrici degli indicatori dinamici.
Con l’obiettivo di fornire uno strumento di programmazione
strategica e di chiaro indirizzo, viene identificata anche la domanda
potenziale che si ritiene, tramite le proprie società di gestione, il supporto di
alcuni strumenti di carattere pubblicistico, il raggiungimento di obiettivi
integrati con degli attori esterni, tra cui il miglioramento delle reti di
accesso agli aeroporti, sia possibile ottenere alla fine di questo Piano".
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