venerdì 10 aprile 2026

Aeroporti, rumore aereo, Regolamento UE 598/2014 e le inutili proteste (e denunce), di cittadini e comitati

Con la “storica” abrogazione della direttiva 2002/30/CE e l’adozione del Regolamento Parlamento europeo e Consiglio Ue 598/2014/UE anche l’analisi, le valutazioni e le prospettive delle “policy” di verifica del dato acustico e delle procedure di intervento pe la mitigazione sono state aggiornate.

Ma i cittadini investiti dalla “percezione” individuale di un rilevante impatto acustico, dei comitati che le rappresentano, ma anche delle associazioni “ambientali” storiche sembrerebbero ignorarlo.

Come si legge nel Regolamento UE 598/2014:

“Aeroporto: un aeroporto civile con un traffico superiore ai 50.000 movimenti all’anno, intendendosi per movimento un’operazione di decollo o di atterraggio in base alla media degli ultimi tre anni di calendario prima della determinazione del rumore. L’elenco degli aeroporti è pubblicato con cadenza annuale dall’ENAC, entro il primo semestre di ogni anno, tenuto conto dei dati disponibili al 31 dicembre dell’anno precedente;

Approccio equilibrato: il processo sviluppato dall’Organizzazione dell’Aviazione Civile Internazionale attraverso il quale si esamina, in maniera coerente, la serie di misure disponibili, ossia la riduzione alla fonte del rumore prodotto dai velivoli, la pianificazione e la gestione del territorio, le procedure operative per l’abbattimento del rumore e le restrizioni operative, allo scopo di risolvere il problema dell’inquinamento acustico nel massimo rispetto del principio costi/efficacia a livello dei singoli aeroporti;

Intorno aeroportuale: il territorio circostante l’aeroporto, il cui stato dell’ambiente è influenzato dalle attività aeroportuali, corrispondente all’area in cui il descrittore acustico del rumore aeroportuale LVA assume valori superiori a 60 dB(A)."

Quanti sono gli scali del Belpaese che registrano tali volumi di traffico? Quanto, e più numerosi, sono quelli con un numero di movimenti inferiori a 50 mila/movimenti/anno?

I comitati e i cittadini, nelle loro rivendicazioni, spesso derivate dalla percezione del frastuono associate al singolo sorvolo, tuttavia, sembrerebbero confermare di ignorare il panorama del calcolo/rilevazione dell’inquinamento acustico, degli indici di riferimento utilizzati dalla Commissione Aeroportuale per mappare il territorio ed il numero dei cittadini interessati.

Si può parlare di scali di serie A e di serie B? Di quelli maggiormente tutelati e quelli in attesa di normative e di decreti specifici?  Anche se con la direttiva 2002/30/CE erano state introdotte norme e procedure per l’introduzione di restrizioni operative negli aeroporti comunitari, recepite in Italia con il d. lgs. 17 gennaio 2005, n. 13. In seguito, con la direttiva 2002/49/CE era stato definito un approccio comune alla determinazione e gestione del rumore ambientale, applicabile agli aeroporti con oltre 50.000 movimenti annui, recepita nel Belpaese con il d. lgs. 19 agosto 2005, n. 194.

Ecco perché i cittadini/comitati dell’intorno del sedime di uno scalo e sottostanti alle rotte del ciclo LTO LandingTakeOff (decollo e atterraggio), degli aeroporti che hanno registrato oltre 50mila movimenti/anno dovrebbero, innanzitutto, prima di confrontarsi, dibattere e promuovere qualsivoglia iniziativa a loro tutela, approfondire le tematiche descritte nel Regolamento UE 598/2014.

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