venerdì 8 maggio 2026

Italia-Europa e traffico aereo: il ruolo strategico delle flotte low-cost, e adesso anche nel long-range

In Europa, con la liberalizzazione del trasporto a fronte del processo di deregolamentazione che avrebbe dovuto concludersi nel 1997, il fenomeno delle flotte low cost sembrava essere circoscritto nei due paesi delle isole della Gran Bretagna e in Irlanda.  Con la rivoluzione innescata da EasyJet e Ryanair è comunque scoppiato l’embrione di un riassetto organizzativo aziendale e della rete dei collegamenti aerei su scali periferici. 

Almeno nell’analisi interna del continente europeo

L’offerta dei vettori low cost e la competitività nel corto e medio raggio, ha dilatato progressivamente la quota di mercato con l’ausilio della insidiosa politica del co-marketing territoriale.

Nel corso di alcuni anni, divenuti decenni il “market share” e l’acquisizione degli SLOT sugli scali non-hub, di cintura territoriale circostante, ha determinato una crescita costante  e progressiva. Se il sostegno del co-marketing in Italia – come segnalato da alcuni media - avrebbe garantito finanziamenti di oltre 500milioni/euro/anno, la rete low cost si è insediata e ramificata con scali diventati base di riferimento/mini-hub con lo stazionamento/sosta notturna di alcuni aeromobili. Con la contemporanea attivazione di una rete di rotte con riposizionamento notturno dei velivoli sullo stesso scalo. Con 10, 15, 18 basi notturne.

La “colonizzazione” di alcuni scali, inizialmente minori, ha trainata il loro sviluppo, progressivamente acquisendo posizione di supremazia rispetto ai vettori tradizionali.

La politica dei ridotti costi operativi e delle politiche conseguenti, associate ad un sistema tariffario ipercompetitivo è stato un richiamo per il passeggero classico, tradizionale, creando una cultura di passeggeri giornalieri e/o del week-end, con profili turistici innovativi.

La nuova domanda di voli ha incentivato l’incremento del traffico aereo, rendendo il viaggio aereo accessibile ad un nuovo mercato, accessibile, per nuovi viandanti.

L’omogeneità dell’aeromobile impiegato (Boeing 737 e varianti e/o Airbus 320 e varianti) ha reso ancora più concorrenziale la flotta dei low cost. Estreme politiche load-factor (coefficiente di carico e riconfigurazione posti/sedili a-bordo), innovative politiche di vendite on-board, aumentando i ricavi, hanno consentito di comprimere i costi.

La politica dei ridotti tempi di transito degli aeromobili, rapidi check-in check-out per bagagli e viaggiatori, il tentativo di rimuovere/sospensione/cancellazione delle tasse “addizionali -comunali “, delle dimensioni bagagli per cappelliere e sedili, accentuano e/o corrispondono all’offerta di tariffe più basse.

La frequenza dei voli, delle cosiddette tratte nell’arco giornaliero, superiori a quelle praticate dalle aerolinee con personale di volo “sindacalizzato”, rappresentano un’ulteriore trincea competitiva.

Lo scontro sul “modello di business”, in sostanza, ha determinato la prevalenza competitiva delle low cost. In attesa della prossima frontiera concorrenziale, quella dei voli internazionali extra-UE, Quella dei voli long-range, peraltro già avviata su alcune destinazioni, extra europee. Prossima nei voli extra Atlantici e medio orientali verso il Far East.

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