In Europa, con la liberalizzazione del trasporto a fronte del processo di deregolamentazione che avrebbe dovuto concludersi nel 1997, il fenomeno delle flotte low cost sembrava essere circoscritto nei due paesi delle isole della Gran Bretagna e in Irlanda. Con la rivoluzione innescata da EasyJet e Ryanair è comunque scoppiato l’embrione di un riassetto organizzativo aziendale e della rete dei collegamenti aerei su scali periferici.
Almeno nell’analisi interna del continente europeo
L’offerta dei vettori low cost e la competitività nel corto
e medio raggio, ha dilatato progressivamente la quota di mercato con l’ausilio
della insidiosa politica del co-marketing territoriale.
Nel corso di alcuni anni, divenuti decenni il “market share”
e l’acquisizione degli SLOT sugli scali non-hub, di cintura territoriale circostante,
ha determinato una crescita costante e progressiva.
Se il sostegno del co-marketing in Italia – come segnalato da alcuni media - avrebbe
garantito finanziamenti di oltre 500milioni/euro/anno, la rete low cost si è
insediata e ramificata con scali diventati base di riferimento/mini-hub con lo stazionamento/sosta
notturna di alcuni aeromobili. Con la contemporanea attivazione di una rete di
rotte con riposizionamento notturno dei velivoli sullo stesso scalo. Con 10, 15, 18 basi notturne.
La “colonizzazione” di alcuni scali, inizialmente minori, ha
trainata il loro sviluppo, progressivamente acquisendo posizione di supremazia
rispetto ai vettori tradizionali.
La politica dei ridotti costi operativi e delle politiche conseguenti,
associate ad un sistema tariffario ipercompetitivo è stato un richiamo per il
passeggero classico, tradizionale, creando una cultura di passeggeri
giornalieri e/o del week-end, con profili turistici innovativi.
La nuova domanda di voli ha incentivato l’incremento del
traffico aereo, rendendo il viaggio aereo accessibile ad un nuovo mercato,
accessibile, per nuovi viandanti.
L’omogeneità dell’aeromobile impiegato (Boeing 737 e varianti
e/o Airbus 320 e varianti) ha reso ancora più concorrenziale la flotta dei low
cost. Estreme politiche load-factor (coefficiente di carico e riconfigurazione
posti/sedili a-bordo), innovative politiche di vendite on-board, aumentando i
ricavi, hanno consentito di comprimere i costi.
La politica dei ridotti tempi di transito degli aeromobili,
rapidi check-in check-out per bagagli e viaggiatori, il tentativo di rimuovere/sospensione/cancellazione
delle tasse “addizionali -comunali “, delle dimensioni bagagli per cappelliere
e sedili, accentuano e/o corrispondono all’offerta di tariffe più basse.
La frequenza dei voli, delle cosiddette tratte nell’arco
giornaliero, superiori a quelle praticate dalle aerolinee con personale di volo
“sindacalizzato”, rappresentano un’ulteriore trincea competitiva.
Lo scontro sul “modello di business”, in sostanza, ha determinato la prevalenza competitiva delle low cost. In attesa della prossima frontiera
concorrenziale, quella dei voli internazionali extra-UE, Quella dei voli long-range, peraltro già avviata su alcune destinazioni,
extra europee. Prossima nei voli extra Atlantici e medio orientali verso il
Far East.
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