venerdì 6 marzo 2020

COVID19 e aerolinee, tagli ai voli, cassa integrazione e fallimenti


Intanto Flybe è fallita. I passeggeri rinunciano ai voli e non prenotano, i vettori aerei tagliano alcuni voli, bloccano a terra qualche aereo, qualche altro. Poi richiedono una sorta di cassa integrazione (dipende dal singolo Paese europeo) per evitare il crack. Ma quasi subito ecco avanzare, dopo un qualche tentativo di salvataggio, più o meno realistico con prestito ponte, la richiesta di fallimento. In attesa del riscontro ufficiale dell'estinzione societaria l'aerolinea entra in una sorta di “amministrazione” controllata.
In Italia dopo l'esito rovinoso di AirItaly ed il perenne stato “comatoso” di Alitalia, la crisi del traffico aereo derivato dal COVIT19, il taglio dei voli delle storiche aerolinee europee, la sospensione dei voli da numerosi paesi extraeuropei quali Cina, Iran, India, Giappone e altri, alla sospensione dei voli da parte di altri vettori internazionali ecco irrompere le criticità aziendali dichiarate da Blue Panorama e, straordinariamente, anche dal vettore “irlandese” Raynair.
Se Alitalia ha da poco inoltrato richiesta di cassa integrazione per 4.000 dipendenti di terra, almeno 1000 assistenti di volo e misure equivalenti per il personale part-time, emergono le prime richieste “aggiuntive”.
La compagnia charter Blue Panorama sarebbe in procinto a richiedere la cassa integrazione per una parte dello staff di circa 500 dipendenti. La Ryanair e la EasyJet hanno proposto contratti di solidarietà per fronteggiare il rilevante calo del traffico e sono intenzionati a proporre le stesse richieste al Governo Italiano.
Ma non è finita. Il futuro delle compagnie aeree e dei gestori aeroportuali, comunque, non sembrerebbe ancora delineato.
Lo scenario della crisi coinvolge anche il settore dei gestori aeroportuali, anch'essi prossimi ad illustrare al Governo la precaria situazione, con ricadute aziendali senza alternative: l'ennesimo intervento dello Stato per sostenere aziende private.


AerohabitatGroup

http://www.aerohabitat.org/

giovedì 5 marzo 2020

ANSV-ENAC e lo State Safety Programme – Italy

Ma senza Piano di Rischio e Rischio Terzi gli aeroporti sono, comunque, “certificati”?

In data 7 Febbraio 2020 sul sito dell'ANSV è sta reso disponibile on-line il Programma Nazionale per la Safety dell’Aviazione Civile
State Safety Programme - Italy -Edizione 4. Un documento di 56 pagine nelle quali il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, la Direzione Generale per gli Aeroporti e il Trasporto Aereo del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV), l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC), l’Aeronautica Militare, l’Enav S.p.A. e l’Aeroclub d’Italia (AeCI) definiscono, per quanto di rispettiva competenza, le priorità e le strategie di governo del sistema dell’Aviazione Civile italiana, allo scopo di perseguire un miglioramento continuo delle Safety Performance, garantendo il raggiungimento e il mantenimento di un accettabile livello di sicurezza”.
Una attività coordinata nel quadro nelle normative ICAO, delle autorità europee, quali la Commissione e l’EAS A, il Programma
Nazionale Italiano per la Safety dell’Aviazione Civile (State Safety Programme – Italy), l’European Aviation Safety Programme (EASP) della Commissione Europea e l’European Plan for Aviation Safety (EPAS) elaborato dall’EASA.
Il Programma State Safety Programme-PSSP rileva:
“La normativa italiana, segnatamente il Codice della Navigazione, all’articolo 687 riconosce nell’ENAC l’unica autorità di certificazione, vigilanza e controllo nel settore dell’Aviazione Civile.
Gli ambiti di responsabilità dell’Autorità statale, sia ai sensi della convenzione di Chicago che, sostanzialmente, della normativa comunitaria, sono:
• Le licenze del personale
• La certificazione degli aeromobili, degli operatori, delle imprese e degli aeroporti
• Il controllo e la supervisione del personale detentore di licenza, dei prodotti e delle organizzazioni approvate
• La sorveglianza sulla fornitura dei servizi di navigazione aerea
• L’attività investigativa su incidenti ed inconvenienti gravi: quest’ultimo ambito è solitamente, come nel caso italiano, attribuito ad una autorità diversa da quella tenutaria della funzione di Safety oversight”.
Queste brevi note introduttive ed esplicative di una attività fondamentale per la “safety” nel trasporto aereo focalizzano “La certificazione degli aeromobili, degli operatori, delle imprese e degli aeroporti”, con una domanda/interrogativo.
Gli aeroporti italiani, il riferimento è agli scali del Piano Nazionale Aeroporti sono stati “certificati” anche in assenza integrale e/o parziale del Piano di Rischio, del Rischio terzi-curve di isorischio (per piste oltre 50mila movimenti e talora anche senza aver raggiunto tale livello di voli/anno), Mappa dei vincoli relativa alle limitazioni-piano Ostacoli, dell'elencazione delle edificazioni in deroga all'Art. 707 del CdN, dell'adeguamento del Piano di Governo del Territorio-PGT di ogni singolo Comune interessato?
Ma anche gli aeroporti che operano nell'ambito di Masterplan aeroportuali in vigore, pur rispettando o meno i vincoli di numero dei voli e dei scenari di impatto ambientale, preliminarmente, autorizzati ,sono, comunque stati “certificati”, magari in deroga, da ENAC?

Aeroporti e Belpaese: scenario al 2040, ma già saturo al 2020

I volumi di traffico attuali sono già oltre i limiti!

Il Piano Nazionale Aeroporti-PNA designa e riconfigura ruolo e bacini di traffico, prospetta una evoluzione del traffico, in termini di numero di movimenti e di voli per le singole piste aeroportuali, quando le analisi di compatibilità tra infrastruttura aeroportuale e territorio sono, almeno sulle piste più intasate, ormai oltre i limiti. Gli scenari europei e italiani proposti da Eurocontrol non autorizzano deroghe di sorta, quando il contesto operativo degli scali del Belpaese dovrebbe imporre, probabilmente avrebbe dovuto già definirlo, un numero massimo dei voli (orario/giornaliero/annuo) su ogni singola pista di volo.
Le stime di crescita della capacità di gestione si contrappone alle “carenze” infrastrutturali, ad una capacità aeroportuale, di sistema, estesa alla rete del Piano Nazionale Aeroporti.
Il Rapporto 2018 Eurocontrol, nelle 40 pagine “The Challenges of Growth studies aim to deliver the best-achievable information to support long-term planning for aviation in Europe”.
Ma il Paese Italia è in grado di fronteggiare “What are the challenges of growth for commercial aviation in Europe between now and 2040?”
Prima delle politiche e disponibilità degli slot aeroportuali, nelle fasce orarie differenziate, prima del numero massimo di voli consentiti per pista, nelle fasi di decollo e atterraggio, diventa fondamentale analizzare e riflettere sulle implicazioni inerenti la localizzazione delle piste di volo, la dimensione del sedime, sul lay out piazzali-rullaggi-terminal (Land-side, Air-side), sulle verifiche derivate dalle compatibilità correlate al Piano di Rischio, dal Rischio Terzi-Curve di Isorischio, dai vincoli aeronautici imposti da Limiti-Piano Ostacoli e dagli impatti ambientali e ricadute varie sulla Comunità e sul Territorio circostante.
La coesistenza tra infrastruttura e territorio rappresenta, storicamente, una questione primaria, ma ancora del tutto irrisolta. L'aver strutturato il PNA del 2015 sull'esistenza dei campi di volo e delle piste militari della I e II Guerra ha determinato, ha comportato, nel XXI secolo, sedimi aeroportuali localizzati e affossati da quartieri e città metropolitane, insediamenti commerciali, sociali e industriali con densità abitative rilevanti.
La realtà operativa degli aeroporti identificati nel PNA non permette un minimo potenziamento dei voli, lo stesso ampliamento infrastrutturale appare del tutto impraticabile. E' peraltro “non pianificabile” lo stesso efficientamento e/o ottimizzazione delle stesse “funzionalità aeroportuali”. I traguardi di un incremento dei livelli di traffico, sulla maggioranza degli scali, si presenta come un obiettivo “non sostenibile”. E trovano nei vincoli dell'impatto ambientale e di “safety complessiva” un ulteriore handicap (Regolamento UE 139/2014) .
Le questioni del carico antropico e degli indici di affollamento esistenti oltre il recinto aeroportuale, attiva considerazioni sia della sicurezza delle operazioni di volo (safety) quanto della tutela delle popolazioni. Pertanto il rilievo e traguardo posto da Eurocontrol con “What are the challenges of growth for commercial aviation in Europe between now and 2040?”, esige una risposta ed inevitabile risoluzione. In tempi stretti.
ENAC e Ministero dei Trasporti e dell'Ambiente, nel frattempo, quali alternative posso presentare se non l'imposizione di un tetto di volo massimo su ogni singolo aeroporto?
Come prescindere, dopo le precarietà nell'adozione della Legge n. 58 del del 1963 e delle servitù-vincoli aeronautici, dall'urgenza di un catasto-rilevamento sistematico delle edificazione in deroga all'Art.707 del CdN, una puntuale elaborazione delle curve di isorischio (Art.715 del CdN) (anche per piste inferiori a 50mila/voli anno), gli sforamenti orografici e delle costruzioni esistenti del Piano Limitazione Ostacoli rappresentano gli strumenti in grado di verificare le “criticità” esistenti al fine di elaborare il fondamentale “tetto massimo” dei voli su ogni singola aeroporto del Piano Nazionale Aeroporti-PNA.


Coronavirus: per Assaeroporti gli scali sono operativi

Assaeroporti, il comunicato del 27 Febbraio 2020.
Assaeroporti chiarisce che gli aeroporti italiani sono pienamente operativi e che tutti i passeggeri in partenza o in arrivo presso gli scali nazionali possono continuare a fruire dei servizi e dell’assistenza offerti in aeroporto per una positiva esperienza di viaggio.

L’intera filiera aeroportuale sta mettendo in campo tutte le proprie forze e le risorse a disposizione per garantire la mobilità dei cittadini e supportare le competenti Istituzioni nella complessa macchina organizzativa dei controlli sanitari.

Ogni azione di prevenzione e controllo adottata presso gli scali nazionali per fronteggiare l’emergenza da nuovo Coronavirus, secondo le disposizioni del Ministero della Salute, è coordinata dalla Protezione Civile sulla base dei protocolli dalla stessa previsti e attuata a livello territoriale per il tramite degli USMAF, Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera.
L’Associazione, nel ribadire che tutti i servizi aeroportuali sono regolarmente erogati, segnala che i gestori degli scali italiani monitorano la situazione in essere con la massima attenzione e invita i passeggeri a verificare, secondo le indicazioni dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, le informazioni e gli aggiornamenti consultando i siti ufficiali dell’Unità di Crisi della Farnesina, www.viaggiaresicuri.it, del Ministero della Salute, www.salute.gov.it, e delle compagnie aeree di riferimento.
Assaeroporti chiarisce che gli aeroporti italiani sono pienamente operativi e che tutti i passeggeri in partenza o in arrivo presso gli scali aerei nazionali possono continuare a fruire dei servizi e dell’assistenza offerti nell'infrastruttura per un'esperienza di viaggio positiva. L’intera filiera aeroportuale sta mettendo in campo tutte le proprie forze e le risorse a disposizione per garantire la mobilità dei cittadini e supportare le competenti Istituzioni nella complessa macchina organizzativa dei controlli sanitari.
Ogni azione di prevenzione e controllo adottata presso gli scali nazionali per fronteggiare l’emergenza da nuovo Coronavirus, secondo le disposizioni del ministero della Salute, è coordinata dalla Protezione Civile sulla base dei protocolli dalla stessa previsti e attuata a livello territoriale per il tramite degli Usmaf, Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera.
L’Associazione, nel ribadire che tutti i servizi aeroportuali sono regolarmente erogati, segnala che i gestori degli aeroporti italiani monitorano la situazione in essere con la massima attenzione, e invita i passeggeri a verificare, secondo le indicazioni dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, le informazioni e gli aggiornamenti consultando i siti ufficiali dell’Unità di Crisi della Farnesina, www.viaggiaresicuri.it, del ministero della Salute, www.salute.gov.it, e delle compagnie aeree di riferimento.”

Aeroporto Parma, una breve storia, al momento, incompiuta e spesso poco chiara…

Genealogia di una pista e di un sedime marginale!

Il primo aeroporto di Parma, utilizzato a scopo militare durante la Prima Guerra Mondiale, era dall’altra parte della città e più precisamente a San Lazzaro, dismesso nel 1918.
Dove c’è l’attuale aeroporto vi era solo un aeroscalo per Dirigibili utilizzato negli anni successivi anche dal Regio esercito come campo di volo.
Nel 1943 le forze tedesche occuparono il campo di volo con l’intenzione di una base idonea all’impiego dei loro nuovi aviogetti, ma tale progetto non venne realizzato.
Nel 1944 i tedeschi distrussero i grandi hangars per dirigibili che costituivano un vistoso riferimento per i bombardieri alleati, cosicché alla fine della guerra il campo volo era completamente distrutto e nel piano di riorganizzazione degli aeroporti il Ministero dell’Aeronautica ne aveva deciso la restituzione all’agricoltura.
Nel primo dopoguerra venne fondato l’Aero Club e ricostruito un campo di volo che 1946 iniziò l'attività di volo con una pista diventata di 600 metri, sempre in erba.
Nel 1961 l’Amministrazione Provinciale ed il Comune avevano presentato un progetto con una pista di metri 900x30, con materiali flessibili.
La Direzione Generale Aviazione Civile e Traffico Aereo (Civilavia) di Roma, autorità preposta aveva, tuttavia, negata l’autorizzazione/certificazione in quanto l'orientamento della pista Nord-Sud (era forse già 02/20?) non risultava coerente con gli standards ICAO dei venti prevalenti (lettera prot. n.26171 del 24 maggio 1962).
[L’orientamento ottimale della pista è quello che prevede la massima copertura dei venti e la minima componente di venti trasversali]
Nel 1980, lo stesso progetto, con lo stesso orientamento di pista, riproposto alla stessa Civilavia, era stato, invece, approvato: nello stesso anno la pista con una lunghezza di 1000 metri viene asfaltata.
Ma solo dal 1983 diventa di 1200 metri e di 1650 mt due anni dopo.
Del 1998 l'allungamento della pista a 1900 metri.
Di tutti questi passaggi non riusciamo a trovare informazioni….
E’, quindi, possibile solo fare ipotesi sul come il riassetto dell'aeroporto Giuseppe Verdi di Parma abbia potuto affermarsi e diventare uno scalo rilevante al punto da essere classificato nel Piano Nazionale Aeroporti-PNA e qualificato nel bacino di traffico del Centro-Nord, con Bologna, Pisa/Firenze, Rimini, Ancona.

Fatto sta che l'orientamento della pista, ritenuto pregiudiziale per la certificazione dell'infrastruttura aeroportuale nel 1960, rappresenta una peculiarità anomala nel bacino di traffico del Piano Nazionale Aeroporti: infatti l'orientamento delle piste di Bologna, Forlì e Rimini è, infatti, ruotato di 90-100°.

Nel corso degli anni la configurazione della pista del Verdi, localizzata in un sedime di 93 ettari, “tecnicamente” si chiama di 02/20, numeri che ne rappresentano l’orientamento in gradi, (in realtà l’orientamento è di 016°/196°), è diventata quella attuale di 2124 x 45 metri.

Oltre alla lunghezza e all’orientamento una pista di volo è composta da aree adibite alla sicurezza, tra cui:

- la CWY (Clearway) e cioè un'area rettangolare libera da ostacoli posta ad entrambe le estremità della pista che serve ad un aeromobile per eseguire parte della sua salita iniziale fino ad una altezza specificata…nel nostro aeroporto quest’area misura 60mx150m (dalla parte pista 02 e cioè verso San Pancrazio) e 84mx150 (dalla parte pista 20 e cioè verso Baganzola

- Runway End Safety Area (RESA) e cioè “l'area di sicurezza di fine pista” utile per minimizzare i danni in caso di uscita di pista degli aeromobili e facilitare il movimento dei veicoli di soccorso ed antincendio….nel nostro aeroporto quest’area misura 138mx150m (verso San Pancrazio) e 177mx150m (verso Baganzola)

- Runway Strip o “striscia di sicurezza della pista e cioè una striscia rettangolare di terreno, da mantenere sempre libera da ostacoli, in asse con la pista stessa che si estende simmetricamente da ambo i lati della pista e la sua larghezza è fissata da standard mondiali, serve a ridurre il rischio di danneggiamento nel caso in cui un aeromobile esca lateralmente dalla pista stessa ……nel nostro aeroporto quest’area misura 2244mx280m.

In riferimento alla Runway Strip l'ATLANTE DEGLI AEROPORTI ITALIANI PARTE SECONDA “Studio sullo sviluppo futuro della rete aeroportuale nazionale” in riferimento allo scalo di Parma dice che “Entrambe le soglie 02 e 20 sono decalate, rispettivamente, di 214 e 182m e nei primi 280m su testata 02 (dal lato verso San Pancrazio) la larghezza della strip è ridotta a 220m.”

Anche le distanze dichiarate per il decollo e per l'atterraggio, a causa della configurazione di pista risultano differenziate per entrambe le direzioni della pista: la lunghezza pista per l'atterraggio sulla pista 02 (San Pancrazio) risulta di 1909 metri, mentre sulla pista 20 (Baganzola) risulta di 1941 metri.
Queste differenze scaturiscono da limitazioni derivate da problematiche associate al cosiddetto “Piano Limitazione Ostacoli” e dalla presenza di alberature e antenne.

Quale futuro per l'Aeroporto di Parma?
Il Piano di Sviluppo Aeroportuale – Masterplan 2018-2023 proposto recentemente, con il contemporaneo allungamento della pista a 2800/3000 metri (?), la presentazione dell'integrale Piano di Rischio (Art. 707 CdN) e l'edificazione del Mall sembrerebbero ri-proporre considerazioni associate alla stessa configurazione, posizionamento/orientamento e lunghezza della pista.

La necessità di una Runway Strip di 300 metri laterali totali e spazi di RESA di 240 metri su entrambe le testate diventa imprescindibile, diventa indispensabile un maggiore spazio per i parcheggi degli aeromobili con un lay-out diversificato e con almeno un raccordo di rullaggio parallelo alla pista…e quindi anche l'ampiezza del sedime aeroportuale rappresenta una criticità da risolvere.
A fronte della irrisolta questione per la certificazione della Zona D del Piano di Rischio, la sollecitazione posta da ENAC sul carico antropico del Mall sembrerebbe invece mantenere in secondo piano i rilievi infrastrutturali sopra posti.

V.I.A. e V.A.S. e V.I.S., i Comitati scrivono al Governo e ad ENAC


Coesistenza e compatibilità: le questioni irrisolte!

COORDINAMENTO COMITATI VIA-AEROPORTI
Napoli - Comitato No Fly Zone
- Assoutenti Città Metropolitana di Napoli
Referente: Stefania Cappiello
Parma - Comitato NoCargoParma
Referente: Andrea Torreggiani
Bergamo - Associazione Colognola per il suo futuro a.p.s.
Referente: Camilla Colnago
Venezia – CRIAAV - No Raddoppio Aeroporto
Referente: Cesare Rossi
Treviso - Comitato per la Riduzione dell’Impatto Ambientale
Referente: Dante Faraoni
Firenze - Presidio No Aeroporto
Referente: Andrea Casagni
Milano Malpensa - Comitato Cittadini Varallo Pombia
Referente: Ferruccio Gallanti
Milano Linate-CAAL
Referente: Arturo Gioffredi
Bologna – COCOMPAER
Referente: Paolo Serra

Al Presidente ENAC
Dott. Nicola Zaccheo
protocollo@pec.enac.gov.it
Al Ministro dell’Ambiente
Dott. Sergio Costa
segreteria.ministro@pec.minambiente.it
Al Ministro delle Infrastrutture
D.ssa Paola De Micheli
segreteria.ministro@pec.mit.gov.it
Alla DVA Ministero dell’Ambiente
dgsalvaguardia.ambientale@pec.minambiente.it
Alla Commissione VIA/VAS Ministero dell’Ambiente
ctva@pec.minambiente.it

PROT. U001-2020 del 25/02/2020
I sottoscritti Comitati di Bergamo, Bologna, Firenze, Milano Malpensa, Milano Linate, Napoli, Parma, Venezia, Treviso, a seguito dell’apertura della procedura di infrazione da parte della Commissione Europea per le gravi carenze riscontrate in Italia sul recepimento della direttiva UE 2014/52 relativamente alle Valutazioni di Impatto

Ambientale, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato n. 01164/2020, e del ricorso 712/2018 accolto dal TAR della Campania sezione distaccata Salerno (seconda sezione al n. 00259/ 2020 REG. PROV. COLL pubblicato il 24/02/2020, sottoscrivono questo documento redatto collegialmente dalla rete di Coordinamento dei Comitati VIA.
La Commissione Europea ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora,
evidenziando numerose carenze in particolare incentrate sulle modalità di partecipazione del pubblico ai procedimenti VIA e VAS e sui sistemi messi in atto per evitare conflitti di interesse, minacciando un ricorso alla Corte di Giustizia Europea.
Il giorno 13 febbraio 2020, è stata pubblicata la sentenza n.01164/2020 nella quale il Consiglio di Stato si è espresso sull’appello proposto da un Gestore aeroportuale, dalla Regione Toscana ed altri contro la sentenza n.0792/2019 del TAR della Toscana.
Quindi, in linea con quanto già evidenziato dalla Commissione Europea, anche i giudici amministrativi italiani hanno messo in evidenza anomalie nei procedimenti di VAS e VIA, anomalie che i Comitati di cittadini contestano da anni:
“La differenza sostanziale fra VAS e VIA risiede nel fatto che la prima prende in esame l'incidenza che i piani e i programmi urbanistici, paesaggistici, etc., possono avere su un’“area vasta”. Questo perché un P.R.G. o un piano delle attività estrattive o uno qualsiasi degli altri piani e programmi indicati dall'art.6, comma 2 del D.Lgs. n. 152 del 2006 implicano un potenziale stravolgimento dell'intero territorio al quale il piano o programma si riferisce. [...]. La VAS analizza quindi tutte le possibili interrelazioni che simili decisioni possono arrecare alla salute umana, al paesaggio, all'ambiente in genere, al traffico, all'economia, etc. di tutto il territorio coinvolto dal piano. L'analisi tuttavia, è condotta ad un livello più astratto, perché non è sicuro se il piano sarà effettivamente attuato nella sua integralità, se tale attuazione avverrà in un arco temporale circoscritto e/o se sarà del tutto conforme a quanto ipotizzato, e così via.
La VIA, al contrario, analizza l'impatto ambientale del singolo progetto, il che vuol dire che essa prende in esame impatti inevitabilmente più circoscritti - perché il progetto riguarda una porzione del territorio in ogni caso più ridotta rispetto a quella investita dal piano – ma maggiormente valutabili - perché il progetto, rispetto al piano, si basa su dati concreti, necessariamente definiti e più attuali rispetto a quelli avuti presenti in sede di redazione del piano e quindi di effettuazione della VAS [...]” (TAR per le Marche, sez. I, sentenza n. 291 del 6 marzo 2014).
“Pur rispondendo alla medesima logica, la valutazione ambientale strategica e quella
di impatto ambientale si collocano in snodi differenti dell'esame delle possibili
ricadute sull'ecosistema di attività potenzialmente nocive: la prima attiene alla verifica
dei possibili impatti derivanti dall'attuazione di piani, mentre la seconda è circoscritta
al singolo progetto. Conseguentemente, la prima sarebbe vanificata laddove possano
essere apportate variazioni connesse ad attività non considerate” (sentenza n. 263/2015, cit.).
“Il rischio di incidenti aerei è stimabile e previsto dal Codice della Navigazione all’art. 715 e dal collegato Regolamento Enac. Quest’ultimo richiede la valutazione di rischio per volumi di traffico superiori ai 50.000 movimenti/anno relativamente a previsioni di nuovi insediamenti e per ubicazioni in tessuti urbani sensibili e fortemente urbanizzati nelle vicinanze aeroportuali”.
Il giorno 24 febbraio 2020 anche il TAR della Campania si è espresso accogliendo il ricorso presentato dai cittadini che hanno contestato l’inadeguatezza della VIA relativa al progetto Masterplan Aeroporto Salerno Costa d’Amalfi :
“Più in generale, questa Sezione ha pure avuto modo di rilevare, nella citata sentenza n. 2253 del 23 dicembre 2019, che, di fronte al dubbio interpretativo, i principi e gli obiettivi ordinamentali in materia ambientale militano a favore di un approccio istruttorio particolarmente rigoroso ed approfondito, quale, appunto, nella specie, quello fondato su una base progettuale caratterizzata da un adeguato livello informativo e di dettaglio. I principi in parola – recita la pronuncia richiamata –
«inducono ad ampliare lo spettro dell’indagine circa i risvolti ambientali dell’opera a farsi, poiché sono teleologicamente volti al perseguimento del massimo rispetto dell’ambiente (artt. 3 ter, 3 quater e 3 quinquies del d.lgs. n. 152/2006); declinano quest’ultimo secondo un’accezione lata e contemplante un insieme di componenti (la salute umana, popolazione, beni materiali, patrimonio culturale, paesaggio, etc.) che si allontanano anche dalla nozione primigenia di ambiente legata prevalentemente agli habitat naturali (e alla loro salvaguardia) (art. 5, comma 1, lett. c, del d.lgs. n.
152/2006); si proiettano in un’ottica diacronica e che guarda alle future generazioni
attraverso il riferimento allo sviluppo sostenibile e al principio di precauzione (art. 3
ter e 3 quater del d.lgs. n. 152/2006)»”
“Conseguentemente, in omaggio agli enunciati valori primari di tutela ambientale, e in una prospettiva dinamica di adeguamento dei moduli procedimentali del settore aeroportuale agli sviluppi dei moduli procedimentali del settore ambientale, con iprimi interferenti e, per di più, agli stessi sovraordinati, la disciplina e la prassi anzidette non avrebbero potuto non arricchirsi degli elementi innovativi introdotti, segnatamente, quanto alla richiesta analiticità della base progettuale, rispetto alla succinta regolamentazione della VIA coeva a quella (tuttora vigente) del PSA (cfr. art.
2 del d.p.c.m. 10 agosto 1988, n. 377, ove si fa riferimento a «progetti di massima»;
artt. 5 e 6 del d.p.r. 12 aprile 1996) o, comunque, previgente a quella applicabileratione temporis (cfr. art. 5, comma 1, lett. g [ex e], del d.lgs. n. 152/2006, nella versione anteriore alla modifica operata dall’art. 15, comma 1, lett. a, del d.l. n. 91/2014). Per modo che, in virtù del già evocato criterio di specialità reciproca, la VIA richiesta avrebbe dovuto logicamente e indefettibilmente pronunciarsi secondo l’iter suo proprio, riservatole dal legislatore, a prescindere dalla peculiarità del
relativo oggetto, costituito dal Master Plan controverso.”
Si evidenza inoltre che, a fronte delle nuove direttive europee ed italiane riguardo agli impatti sanitari sulla popolazione abitante vicino gli scali, è diventata obbligatoria per le procedure di VIA anche la VIS, Valutazione d'impatto Sanitario.

Più precisamente per tutte le VIA in corso è obbligatorio il rispetto delle metodologie indicate nella Direttiva 2014/UE, recepite con D.Lgs. n.104 del 16 luglio 2017, nonché nel Decreto Ministeriale del 27 marzo 2019 emanato dal Ministero della Salute che pubblica le linee Guida per la Valutazione di Impatto Sanitario da applicare ai progetti di competenza statale. Lo stesso decreto precisa che, al di là degli ambiti specifici, le linee guida rappresentano un MODELLO DI LAVORO PER IL PARERE VIS anche per gli altri ambiti nazionali, regionali e locali a cui il settore aeronautico dovrà adeguarsi.
E’ evidente che, a fronte di evidenze di potenziali problemi per la salute umana non valutati in precedenza, vige il Principio della Massima Precauzione che è un dovere sancito dalla legge e che prevede la necessità da parte delle istituzioni deputate al controllo di dare assoluta priorità alla tutela della salute umana autorizzando qualunque tipo di intervento atto a prevenire e contenere anche l’ipotesi remota di un problema per la salute della popolazione. Questo principio giuridico, sancito e ribadito in innumerevoli sentenze e pareri in materia di ambiente e salute, deve essere quindi, considerato nelle nuove procedure VIA/VAS attraverso il preliminare processo VIS.
Per quanto su esposto, si sottoscrive collegialmente agli altri Comitati la richiesta di assoggettare a VAS e a nuova VIA, includendo la VIS, tutti gli aeroporti italiani e in particolare quelli elencati nel DPR 201 del 15 /12/2015 con i relativi masterplan aeroportuali, perché siano presi in considerazioni tutti gli sviluppi che hanno interessato le infrastrutture aeroportuali italiane e siano rispettate le normative in materia ambientale e sanitaria, stabilendo per tutti gli aeroporti il limite operativo in
termini di safety, security e sostenibilità ambientale.
In attesa di Vs. riscontro, porgiamo distinti saluti.
Coordinamento Comitati VIA-AEROPORTI di Bergamo, Bologna, Firenze, Milano
Malpensa, Milano Linate, Napoli, Parma, Venezia, Treviso.

Aeroporto Francoforte, avvistato un drone, chiuso per 2 ore


E' una emergenza: nel 2018, in Germania, ben 158 interferenze tra voli e droni
 
E' il primo caso tedesco del 2020? Difficile saperlo. Anche se solamente i casi più clamorosi, perché di interesse per aeroporti “rilevanti” e trovano spazio nei media, probabilmente la casistica degli eventi non è del tutto nota all'opinione pubblica. Le autorità tedesche avrebbero segnalato nel 2018 ben 158 casi, con un incremento dell'80% sull'anno precedente. Il resoconto degli avvistamenti nei pressi delle piste di volo dell'aviazione commerciale del 2019 non è ancora stato notificato, mentre è certo che la flotta dei droni, di varie tipologie, dimensione e pesi, è straordinariamente aumentata.
L'ultimo caso segnalato è dello scorso 1 Marzo. Nella mattinata di lunedì, intorno alle 11.00 è stato un pilota
ad avvistarlo nella zona sud dell'aeroporto. Lo scalo è stato chiuso per quasi due ore. Il traffico in arrivo e partenza è stato paralizzato. Numerosi voli, partenza, sono stati cancellati e/o dirottati.
Le indagini, immediatamente scattate, non hanno potuto identificare il “drone”. Sono “eventi” che rilevano la “fragilità” del sistema radar, nelle aree ATC equipaggiate. Come fronteggiare le problematiche di safety e security associate? Numerosi scali europei e non sono stati interessati dalla segnalazione/presenza di droni ma i risultati sono risultati simili. A fronte del blocco temporaneo dei voli nello scalo interessato, non sono state registrate “presenze” di droni e di eventuali responsabili.







COVID-2019, scenario trasporto aereo: comunicato FTNA


Tra taglio dei voli, calo dei passeggeri e "crisi" aeroportuali

FNTA (ANPAC, ANPAV, ANP) PROPONE MISURE PER RILANCIO SETTORE TRASPORTO AEREO IN PROFONDA CRISI
Va rifinanziato Fondo di Sostegno al settore e reintrodotta la ‘decontribuzione indennitá di Volo’
Roma, 4 marzo 2020
FNTA, che raggruppa ANPAC, ANPAV e ANP, in rappresentanza del Personale Navigante delle maggiori Compagnie aeree operanti in Italia, fa appello alle Istituzioni affinché sostengano da subito il Settore Trasporto Aereo.
Migliaia di posti di lavoro sono in pericolo.
Già in crisi strutturale (il fermo operativo di Air Italy si aggiunge alla crisi cronica di Alitalia), il settore sta subendo un’importante riduzione del traffico atteso a causa dell’emergenza ‘CoronaVirus’.
I piani di cancellazione dei voli attuati dalle Compagnie al momento riguardano il bimestre marzo – aprile ma potrebbero prolungarsi: le ricadute hanno da subito concreto impatto negativo sui Piloti e gli Assistenti di volo.
FNTA chiede che il Governo decreti quanto prima:
il rifinanziamento del Fondo di Solidarietà del Trasporto Aereo;
una ‘modalità facilitata’ di accesso agli strumenti di ammortizzazione sociale;
la reintroduzione della decontribuzione indennità di volo (articolo 13, c. 19 della legge 21 febbraio 2014, n. 9).
L’ultima delle misure proposte è essenziale per la sostenibilità delle compagnie aeree durante la crisi e per provare a garantire effettive possibilità di ripresa del settore.
È del tutto evidente che i grandi gruppi europei, per effetto del maggior dimensionamento, hanno maggiori capacità di sostenere la crisi e saranno favoriti nella successiva ripartenza: il Governo crei le condizioni per evitare un’ulteriore ‘gap’ che potrebbe rivelarsi poi fatale per i vettori aerei che operano sul territorio nazionale pagando regolarmente tasse e contributi.
Le Misure su riportate sono state proposte nel dettaglio ai ministeri competenti (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Lavoro e Sviluppo Economico) in attesa dell’attivazione del previsto tavolo di confronto con le parti sociali.