La Regione Lombardia ha approvato la legge per l'apertura e l'insediamento dei nuovi “Data Center”, ed ha assunto un ruolo leader in Italia, come numero già localizzato, con prospettive ancora più ramificate. Nella regione sarebbero già previsti almeno 80. Anche se gli esperti rilevano come con tali numeri siano in crescita.
Servono regole precise sulle modalità autorizzative, tipologia e geo-localizzazione.
Nel novembre 2024, il Consiglio ei Ministri ha dichiarato il
progetto di AWS come di “interesse strategico nazionale”, ma i tre Aruba Global
Cloud Data Center, Microsof MIL03 e l’ Amazon-AWS Data Center. In Lombardia
rappresentano localizzazioni in un’area industriale dismessa, infrastruttura
cloud con focus su efficienza energetica e integrazione territoriale. Per potenziare
il cloud e l’intelligenza artificiale in Italia, con inevitabili ricadute sul
territorio circostante.
Perché parlarne?
Se un recente studio dell’Università delle Nazioni Unite (UNU-INWEH) ha analizzato il costo ambientale legato allo sviluppo e alla rapida espansione dei Data Center, determina e aumenta il fabbisogno di elettricità, acqua e spazio necessario per sostenere e rendere possibile il loro funzionamento. Ma le valutazioni devono porre considerazioni safety-risk nel sorvolo aereo se sono insediati in prossimità di una pista di volo, extra sedime e/o sotto le rotte di atterraggio e decollo.
Sia essa militare quanto civile (cargo, commerciale, aviazione generale e U-Space).
Una news “Milano capitale dei data center: la mappatura del
Politecnico di Milano Il progetto ProdAction rileva 33 delle 49 strutture
attive in Lombardia nell’area metropolitana”
“Milano si conferma il principale hub italiano per le
infrastrutture digitali. Nell’area della città si concentrano 33 dei 49 data
center attivi in Lombardia, regione che ospita quasi la metà delle strutture
presenti in Italia.
Il dato emerge dalla prima mappatura dei data center
nell’area metropolitana realizzata dal progetto ProdAction di CRAFT – Centro di
competenze per Territori Antifragili del Dipartimento di Architettura e Studi
Urbani (DAStU) del Politecnico di Milano.
I risultati, presentati durante la conferenza internazionale
“Datascapes. Exploring the Spatiality of Digital Infrastructures”, evidenziano
una forte concentrazione di queste infrastrutture nel territorio milanese. Le
33 strutture attive sono distribuite in 32 Comuni della Città metropolitana.
Considerando che in Italia si contano circa 200 data center, quelli localizzati
nel milanese rappresentano una quota rilevante anche in termini energetici, con
circa 414 MW di potenza nominale, pari al 68% del totale nazionale”.
Ma quanti di questi sono localizzati in prossimità e/o sottostante alle rotte di decollo e/o atterraggio di piste di volo?
Con quali criteri sono identificati e classificati tali Data Center? Forse
come aziende RIR-Rischio Incidente Rilevante con ricadute inevitabili e predisposizione di misure a tutela della comunità dei
residenti e sullo stesso territorio?
La relazione tra Data Center ed eventuali crash aerei si articola in almeno due direzioni:
- l'impatto dei guasti ai data center sul traffico aereo (indispensabili per la funzionalità e operatività dei radar e le comunicazioni terra-bordo-bordo);
- le misure di sicurezza dei Data Center contro potenziali impatti aerei.
Con ricadute che dovrebbero imporre la predisposizione preliminare, almeno nel secondo caso, del Piano di Emergenza Esterno-PEE del Data Center, integrato nel Piano di Emergenza Esterno aeroportuale.
Con le seguenti possibili evidenze operative:
-Blocco dei voli, quando si verificano guasti ai Data Center o aggiornamenti software falliti (come il massiccio bug che ha coinvolto i sistemi Microsoft e CrowdStrike). Con, in aggiunta, l'interruzione dei sistemi di prenotazione e di controllo del traffico, causando cancellazioni di migliaia di voli e caos negli aeroporti.
I Data Center progettati per fronteggiare eventi security e safety esterni. Con standard di protezione di altissimo livello. Il rischio di un crash un aereo è estremamente basso, anche se l'impatto di un evento del genere potrebbe risultare devastante (indispensabile l'analisi Risk Matrix).
Le rotte aeree civili/commerciali dovrebbero essere pianificate per evitare il sorvolo a bassa quota di aree densamente edificate e/o infrastrutture critiche. Con restrizioni nelle dispersioni laterali dei tracciati radar e adozione di rigorose procedure P-RNAV su edifici sensibili.
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