Nel recente periodo la pista 35 Sinistra di Malpensa è stata sottoposta al rifacimento integrale, con un intervento in profondità – hanno riportato i media – di circa 67 centimetri. Nel 2021era stata ri-pavimentata la pista 35 Destra, anche se non è altrettanto nota la profondità dello scavo. Nel 2019 era stata sottoposta alla stessa opera di rifacimento e consolidamento l’unica pista di Linate.
Nel panorama delle piste dei 43/45 aeroporti del Piano
Nazionale Aeroporti-PNA, probabilmente sono state programmate le stesse opere. Rafforzamento,
assestamento delle piste, Napoli Capodichino in testa, ma soprattutto lavori
per manutenzione straordinaria, innovazione e sostenibilità, con l’obiettivo di
garantire infrastrutture per fronteggiare non solo l’incremento dei movimenti/aerei.
Ma non solo il flusso e sequenze quotidiane dell'incidenza degli aerei di corto/medio raggio, anche delle pesanti/heavy flotte di lungo raggio
con peso di decollo/atterraggio di 100/200/500 tonnellate. Con sfide operative di
atterraggi duri/pesanti che aggravano la sostenibilità dello stesso manto superficiale dell'asfalto.
Piste progettate per una durata di lungo periodo, magari
anche venti anni.
Con il rifacimento del sistema dell’illuminazione della
pista, passando da sistemi alogeni a Led, con un sistema di monitoraggio di
ultima generazione. Con sistemi di fognature adeguati alle rinnovate esigenze e
smaltimento di acqua, sostanze e liquidi.
Le piogge e rovesci turbinosi, precipitazioni intense e
“bombe d’acqua” in relazione al mutamento climatico con alternanza critica tra
rigide e polari e gradienti termici con elevate temperature, anche tropicali, se
non equatoriali, con ripercussioni sulla “tenuta degli asfalti” progettati e
operativi. Peraltro non solo gli asfalti che coprono le piste, ma anche quelle delle vie
di rullaggio e dei piazzali di sosta degli aeromobili.
ENAC con il documento “LG–2017/003-APT – CATALOGO DELLE PAVIMENTAZIONI AEROPORTUALI-Ed. n. 1 del 16 dicembre 2019”, in 34 pagine ha illustrato le tecniche progettuali e gli obiettivi del ri-facimento delle piste. Con la seguente sintesi:
“Per le pavimentazioni flessibili e semirigide, tenuto
conto che il conglomerato bituminoso è un materiale che presenta
caratteristiche meccaniche diverse in relazione alla temperatura, si è fatto
riferimento a situazioni climatiche medie che si verificano in Italia. A tal
fine, il territorio Italiano è stato suddiviso in tre differenti macroregioni
(NORD, CENTRO e SUD) e per ciascuna macroregione sono state definite (mediante
un’analisi dei dati disponibili sul sito internet de Il Meteo) le temperature
medie stagionali.”
Ma il riferimento alle temperature medie stagionali, appare contradditorio con gli estremi rilevati e sopportati nei picchi giornalieri e/o settimanali, registrati, sia nelle stagioni più calde da quelle più rigide. Anche nelle variabili repentine dei gradienti termici quotidiani e/o estremamente ravvicinati.
In questo contesto operativo l’ipotetica “resilienza infrastrutturale” degli asfalti del sedime aeroportuali del Belpaese è, forse, compromessa? Come mitigare il rischio scaturito dalle pavimentazioni, dalle "piste aeroportuali bollenti"?
La gestione delle pavimentazioni aeroportuali assume una rilevanza primaria, decisiva per l'esecuzione delle procedure operative on-ground, quanto per i livelli minimi garantiti di safety delle operazioni di volo.
Chissa' dove hanno smaltito secondo le regole i 100 000 metri cubi corrispondenti ad almeno 10 000 camion (calcolati su 67 cm??? di Profondita') del materiale di risulta anche bituminoso?
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