Giovedì 5 novembre tramite l’invio di numerose “@ email” è stata attuata una seconda ondata di falsi allarmi di bombe a bordo su almeno 27 voli di aerolinee sullo spazio aereo europeo.
I vettori interessati sono stati numerosi, anche se circoscritti.
Dopo i falsi allarmi del 2 e 3 novembre, tali minacce proseguono anche nella giornata del 6 novembre. L’assetto operativo dei voli europei, pur nei livelli ottimali di safety, con la serie dei dirottamenti imposti da minacce è parzialmente compromesso. I voli interessati sono stati minimi, la media è di 30mila/voli giorno.
Assicurare la regolarità ed efficienza, con extra scali
e incremento delle ore di volo e di servizio degli equipaggi, incide comunque sul traffico
aereo e standard operativi nelle infrastrutture aeroportuali.
Ai disagi dei passeggeri, allarma singolarmente chi vola, incrementa la pressione
complessiva sul sistema e si ripercuote sui viaggiatori, sulle loro aspettative,
sulla vulnerabilità informativa e cognitiva.
Anche nella giornata di venerdì 6 novembre i falsi allarmi stanno
continuando.
La storia, probabilmente, potrebbe proseguire e, con queste
news, potremo rendere trasparente una realtà che ognuno pretende di conoscere,
identificando, tuttavia, troppo spesso come originata da quella che troppi
identificano come una sorta di attività “ibrida”.
Ma correlata a quali vicende? Belliche industriali, di confronto/scontro
tra economie competitive, di politiche finanziare e di riassetto territoriale
del cosiddetta, della secolare comparazione occidente/oriente e/o oriente/occidente?
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