Perché esigere la riduzione del rumore aereo quando i dati ARPA rassicurano? La presenza di una infrastruttura aeroportuale insediata in un contesto di diversi e/o di un solo territorio Comunale sembra proprio aver risolto le ricadute acustiche del traffico aereo. I timori che alcuni residenti ed i Comitati sostengono per il “rumore aereo” appaiono del tutto infondati
Le emissioni sonore del traffico aereo entro il sedime di uno scalo e lungo le traiettorie di volo è mappato costantemente dalla Rete di Monitoraggio delle centraline/stazioni di rilevamento e dal modello matematico INM/AEDT.
Tutto risolto quindi! Tuttavia nell'intorno di quasi ogni aeroporto del Belpaese i Comitati sollecitano interventi specifici per il contenimento delle ricadute acustiche sul territorio. Nonostante i limiti massimi siano rispettati. Per quale ragione lo fanno?
La zonizzazione acustiche LVA entro il sedime, calcolato con INM/AEDT, non evidenziano sforamenti di sorta ( se non incidentalmente e/o occasionalmente) mentre le centraline delle reti monitoraggio non rilevano dati preoccupanti.
Sono dati che i Sindaci dei Comuni aeroportuali ottengono periodicamente dalle ARPA Regionali e dalla Commissione Aeroportuali, senza rilevare sforamenti disorta. Anzi!
Ma i cittadini isolati e/o riuniti nei Comitati “di protesta” sostengono una irrisolta incoerenza, non corrispondenza tra il fastidio e/o il rumore aereo percepito da quello degli indici/valori trasmessi.
Perchè?
In fondo anche la Classificazione acustica Comunale di ogni singolo Comune, sia esso aeroportuale o meno, dovrebbe confortare i cittadini residenti.
L’art. 8 del D.P.C.M. 14 Novembre 1997 prevede che i Comuni adottino la classificazione del proprio territorio in zone acustiche in rapporto alle differenti destinazioni d’uso, ai fini della determinazione dei limiti massimi dei livelli sonori equivalenti.
La Legge 447/95 infatti si compone di prescrizioni già operative e di principi normativi attuati da successivi decreti applicativi emanati, o in via di emanazione, da parte delle istituzioni centrali e periferiche; in questa sede comunque saranno trattati unicamente i decreti attuativi inerenti alla zonizzazione acustica del territorio comunale.
Si riportano di seguito le definizioni delle sei classi individuate in tabella 1 dal suddetto D.P.C.M.:
Classe
I
Aree particolarmente protette
Rientrano in questa classe le
aree nelle quali la quiete rappresenta un elemento di base per la
loro utilizzazione: aree ospedaliere, scolastiche, aree destinate al
riposo ed allo svago, aree residenziali rurali, aree di particolare
interesse urbanistico, parchi pubblici, ecc.
Classe II
Aree
destinate ad uso prevalentemente residenziale
Rientrano in questa
classe le aree urbane interessate prevalentemente da traffico
veicolare locale, con bassa densità di popolazione, con limitata
presenza di attività commerciali e con assenza di attività
industriali e artigianali.
Classe III
Aree di tipo
misto
Rientrano in questa classe le aree urbane interessate da
traffico veicolare locale o di attraversamento, con media densità di
popolazione, con presenza di attività commerciali, uffici, con
limitata presenza di attività artigianali e con assenza di attività
industriali; aree rurali interessate da attività che impiegano
macchine operatrici.
Classe IV
Aree di intensa attività
umana
Rientrano in questa classe le aree urbane interessate da
intenso traffico veicolare, con alta densità di popolazione, con
elevata presenza di attività commerciali e uffici, con presenza di
attività artigianali; le aree in prossimità di strade di grande
comunicazione e di linee ferroviarie; le aree portuali; le aree con
limitata presenza di piccole industrie.
Classe V
Aree
prevalentemente industriali
Rientrano in questa classe le aree
interessate da insediamenti industriali e con scarsità di
abitazioni.
Classe VI
Aree esclusivamente industriali
Rientrano
in questa classe le aree esclusivamente interessate da attività
industriali e prive di insediamenti abitativi.
L’articolo 2
stabilisce anche che, per le zone non esclusivamente industriali, in
altre parole le classi di destinazione d’uso I ÷ V, oltre ai
limiti assoluti specificati precedentemente, devono essere rispettate
differenze tra il rumore residuo ed il rumore ambientale di 3 dBA per
il periodo notturno e di 5 dBA per il periodo diurno; la verifica del
rispetto del criterio differenziale deve essere condotta
strumentalmente
all’interno degli ambienti abitativi
eventualmente disturbati.
L'interrogativo da porsi, a fronte dei
datti rassicuranti forniti dai Comuni, dall'ARPA e dalle Commissioni
Aeroportuali, rimanda alle considerazioni contrapposte dei Comitati.
Su quale basi “acustiche” sostengono che “l'impatto acustico” è insostenibile, intollerabile e/o è rilevante e, magari, anche al di sopra dei limiti di legge?
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